lunedì 13 dicembre 2010

CULLURIELLI DI CALABRIA

Queste ciambelle fritte di pasta lievitata, a base di farina, patate lesse e  lievito di birra, in Calabria si preparano il giorno dell'Immacolata.
I cullurielli si possono mangiare sia così al naturale che, come preferisce mio marito passati nello zucchero. Io li gradisco salati. La ricetta mi è stata regalata da mio suocero, la ha recuperata da un certo "SIG. DONATO IL MAESTRO DEL CULLURIELLO".




DOSI:

1k di farina

500 g di patate

 45g di lievito di birra

 45g di sale

io ho aggiunto un pizzico di zucchero nel lievito

 Mettere un po' di farina sulla spianatoia, aggiungere le patate lesse passate al passa patate, fare la fontana ed aggiungere il lievito di birra con un pizzico di zucchero squagliato in pochissima acqua tiepida. Tutto intorno, lontano dal lievito, inserire il sale. Mischiare il tutto aggiungendo poco per volta la farina (quanta ne riceve). La dose della farina non è tassativa. Dipende dal tipo di patata. Le migliori, per i miei gusti, sono le patate rosse silane. Hanno pasta gialla molto compatta e prendono poca farina. Le patate a pasta gialla normali, invece, prendono maggiori quantità di farina. In ogni casa la patata dev'essere a pasta gialla. Impastare a lungo, dividere l'impasto in tante palline della grandezza di un piccolo mandarino e posizionarle sulla spianatoia infarinata ad una certa distanza una dall'altra, per permettere la lievitazione. Spruzzare le palline con un po' di farina, coprire il tutto con una tovaglia pulita ed una coperta. Lasciare lievitare fino a quando non hanno raddoppiato la propria dimensione. 

Mettere sul fuoco una pentola a bordi alti con almeno 1 l di olio d'oliva o di semi di arachidi e lasciarlo riscaldare, appena raggiunta la temperatura adatta per la frittura (mai il punto di fumo), friggere i cullurielli, uno, due per volta, pigliando la pallina, bucandola al centro con un dito, per dare la forma della ciambella e posizionarla nell'olio bollente, con il manico di un cucchiaio di legno, girare nel buco della ciambella mentre inizia a friggere nell'olio per far si che mantenga ed allarghi il buco. Girarli spesso per ottenere una doratura ottimale, toglierli dal fuoco e metterli a perdere olio in uno scolapasta prima di posizionarli nel piatto di portata. Aggiungere sale se necessario.
Ciao
M.G.

8 commenti:

  1. Nonostante il fatto io sia calabrese non ho mai sentito parlare di questo piatto! oppure l'interpretazione che si fanno nelle mie parti ha un nome diverso,cioè Zeppole!
    Complimentoni (:

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    1. Ciao Martina,
      grazie per la tua gradita visita, ho notato che la Calabria offre un'infinità di ricette, in ogni borgo diverse. Questa è una preparazione fondamentalmente salata, un saluto affettuoso
      M.G.

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    2. sono tipiche della zona di Cosenza!

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  3. Non conoscevo questa preparazione, ti ringrazio per aver arricchito le mie conoscenze. Sono sempre alla ricerca di piatti nuovi e la loro storia.

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    1. Ciao Kamo, questa è una ricetta antichissima, sono contenta che ti sia piaciuta, baci
      M.G.

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  4. wow, dalla foto sembrano proprio tipo quelle che ho sempre mangiato anche io!!! Proprio stasera stavo cercando disperatamente in casa la ricetta ma non riesco a trovarla, e ora mi sono imbattuto in quella tua che mi sembra sia simile... non ricordo bene se però in quella che avevo io (e che avevo fatto qualche anno fa) era 1kg di farina e 1kg di patate. Per sicurezza provo la tua :)
    Grazie
    Ciao

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    1. Solo ora ho letto il tuo commento e me ne dispiace!
      La quantità di farina, secondo me, varia a seconda del tipo di patate, se sono acquose ce ne vuole di più, gli antichi dicevano: "quanta se ne prende".
      Benvenuto sul mio blog, saluti
      M.G.

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